ParamitaLab* ets


Information


*At ParamitaLab, our operations encompass Italian, English, and Spanish. English is the designated language for our website. Nevertheless, each individual work or project is presented in the language in which it is conducted. Feel free to right-click anywhere on the page to translate the content into your preferred language.


Studio Atelierista     

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@2020-2023|ParamitaLab e.t.s.|CF:94294030484 |info@paramitalab.org|+39 334 206 6723

Projects

Project ID
Project name

Partners
Notes

P014/2022

  • Ongoing

Studio Atelierista
Making Aware residency

*hands-on exploration through the arts in youth and lifelong transformative learning

studioatelierista.org
makingaware.cargo.site

  • Monash University - Prato
  • Fondazione Studio Marangoni
  • Patrocinio del Comune di Firenze 
  • Patrocinio del Comune di Prato

ITA/ENG

Show interest by writing to ricardo.dutragoncalves@monash.edu & marina.seghetti@paramitalab.org



P013/2021-2023

Erasmus+ Project nr. 2021-1-IT02-KA122-ADU-000017979 

  • Completed
Social transformation and community development in adult education

European Mobility of leaners and staff in adult education

mobeco.it
Hosting organisation:  

Ulex project
- an educational project run by CEA (Col·lectiu Eco-Actiu) in Spain. | OID n. E10021628
ENG/ESP

POC:
luna.villalba@paramitalab.org



P012/2021

  • Ongoing
Grupo mensual de intervsion

Formacion para profesionales

www.mobeco.it/intervision-group

-ESP/ITA/ENG

Show interest by writing to
ecolaborar@paramitalab.org



P011/2020

  • Ongoing


Ecolaborar

Formacion para profesionales
-ESP/ITA/ENG

Show interest by writing to
ecolaborar@paramitalab.org


P010/2020

  • Ongoing
Laboratorio Paramita-ESP/ITA/ENG

Show interest by writing to
ecolaborar@paramitalab.org


P009/2020

  • Completed
Live ParamitaLab

Encuentros en vivo sobre la logica del atravesamiento
  • Andrea Santi: Art Du Déplacement e l’educazione al rischio
  • Antonella Usai: Terra Nad
  • Susan George: Le comunità apprendenti in educazione
  • Monica Pzellinsky: La compasiòn
  • Alejandra Dawi: Bio ceràmica
  • Giorgia Madonno: El arte como recurso
ITA/ESP




P008/2020

  • Completed
Giada
Giardino delle Armonie
  • Fondazione CR Firenze
  • Comune di Firenze, Q5
ITA

Giardino via U. Maddalena Q5 -Giardino Václav Havel-

L’iniziativa è dell’associazione ParamitaLab e il CCN Via Carlo del Prete, con le associazioni locali della zona via U. Maddalena e via C. del Prete, nell’ambito del bando ‘Paesaggi Comuni’ di Fondazione CR Firenze, in collaborazione col Comune di Firenze. Per la rigenerazione strutturale, culturale ed educativa del Giardino di Via Umberto Maddalena, Firenze (quartiere 5) con il contributo della Fondazione CR Firenze.

*Solo se abbiamo la capacità di abitare possiamo costruire

Questo progetto nasce dall'amore degli abitanti per questo posto. Sono loro che hanno voluto renderlo più vivibile. L'architetto ha colto questo impulso e, attraverso una umile rilettura dell'uso spontaneo dello spazio, ha creato la sua proposta. Questa proposta non è stata dettata da contesti passati o utopie regressive, ma da un pensiero capace di sguardo, ascolto e cura.

Però è adesso che comincia il bello perché possiamo tutti usare questo spazio per costruire nuovi rapporti, creare contaminazioni insolite e semplicemente conoscerci e riconoscerci.

La rigenerazione urbana del giardino di via U. Maddalena nasce dalla idea progettuale di Federica Giuliani e la rilettura accurata del progetto originale fatta dall'Arch. Silvia Galluzzi. Parte da un'idea e una gestione semplice dello spazio urbano che valorizza il naturale uso che ne fanno i cittadini: 

Il progetto consta di due tipi di interventi, declinati in concetti specifici di 'armonia', intesa come riconciliazione degli opposti e dei contrasti, concerto di elementi discordanti. Il giardino di Via Maddalena potrà 'indossare' una veste nuova, ed essere vissuto con piacevolezza e serenità da un'ampia utenza (bambini, anziani, giovani, commercianti ecc.). Un'armonia che consiste nell’unità del soggettivo e dell'oggettivo, nell'accordo dell’individuo con ciò che lo circonda e con la cosa comune.

Da una parte è in atto un intervento strutturale a opera dell'architetto paesaggista e dall'altra un piano di attività culturali ed educative in collaborazione con la rete dei partenariati che supportano il progetto.

L'intervento strutturale:
  • Armonia del verde e della natura -manutenzione e integrazione delle siepi-;
  • Armonia degli oggetti e delle forme -installazione di nuove panchine e recupero delle panchine esistenti, installazione di una piccola fontanella, installazione di una cassatta per il book crossing, rimozione di uno dei due pannelli pubblicitari e installazione di uno nuovo per le comunicazioni delle iniziative del progetto, inserimento di cestini per i rifiuti, due rastrelliere delle biciclette. 

L'intervento culturale ed educativo:

  • Armonia del corpo (del sé e del noi): attività ed esperienze di espressione corporea come danza, teatro, social presencing theatre, yoga;
  • Armonia dei sensi: attività ed esperienze sull'ascolto (reading), sulla materia (laboratori creativi e tattili) e sul gusto (aperitivi culturali, degustazioni enogastronomiche);
  • Armonia del luogo: attività ed esperienze di segni, simboli e rappresentazioni, con talk-show e dibattiti, testimonianze, mercato contadino e di selfmade, atelier di rielaborazione poetica e immaginifica del giardino.


P007/2020

  • Completed
Unfolding the Invisible

Social Presencing Theatre practice group
  • ImaginAction
ESP/ITA/ENG

Unfolding the Invisible, Social Presencing Theatre online practice, during Covid-19.

Each Saturday, a group of SPT practitioners, co-facilitated by Uri Noy-Meir and Marina Seghetti, delved deep into an online exploration of how awareness practices and social art can relate to the collective challenges we face as a global community, and sought to perceive how our inner practice increases our capacity to contribute to the world.
We encourage each of you to participate in this reflection and dialogue to keep the question alive. In this way we can create a safe space for everyone and perhaps answer the questions:
"How can we build meaningful relationships in a global community? What kinds of dialogue, process work and awareness will bring us closer together and what will serve the greater whole?
As we explore together as practitioners, each question that arises creates a ripple effect throughout the field. As our collective presence becomes clearer, there is an acceleration of the growth process for each individual.
That's the beauty and functionality of a community of practice: the individual and the collective work together and support each other.

We learn together, reflect together, grow together.


P006/2020

  • Completed
TEDxGAIA journey

e altre collaborazioni
  • Presencing Institute
ITA/ENG

Collaboration with TEDCountdown -Presenting Institute- to host TEDxGAIAjourney in Italian: an interactive online event to activate awareness, intention and action on climate change.



P005/2019

  • Completed
Dialogo medico - paziente: Mondi Possibili

Laboratorio di Teoria U per Cittadinanzattiva Firenze: Pratiche di dialogo basate sulla Teoria U sperimentate all'interno del Progetto Dialogo medico – paziente, iniziativa di Cittadinanzattiva Firenze, col patrocinio dell’Ordine dei Medici Chirurghi e odontoiatri della Provincia di Firenze.
  • Cittadinanza Attiva Toscana
ITA

Laboratorio di Teoria U per Cittadinanzattiva Firenze

  • Case clinic – Dialogo a gruppi
  • Journaling – Risposte scritte dei singoli partecipanti a domande aperte
  • Plenario – Dibattiti
  • Plenario – Riflessioni sul materiale scritto dai partecipanti.

Nel dialogo tra medico e paziente, che succede se oltre ai ruoli facciamo parlare le persone? Su quali aspetti bisogna lavorare per migliorare questa relazione così delicata?Un buon contatto - autentico, empatico, efficace – instaurato da un medico che sa trasmettere al paziente la sua attenta presenza, e un paziente che ascolta con fiducia crea un rapporto positivo, un clima di rispetto, cooperazione e alleanza.Pensando a un approccio che guardi alla persona e non alla malattia, sia per il medico che per il paziente il dialogo è un aspetto cruciale.

Grazie all'iniziativa di Cittadinanzattiva Firenze e Franco Alajmo, e alla co-facilitazione con Alessandra Pistillo, ecco un bel progetto di comunicazione che può ispirare.

“Si è aperto un dialogo di grande potenzialità sia sul piano del sapere comunicare sia sul piano 'organizzativo-istituzionale'. Certamente l'alleanza medico-paziente è indispensabile sia per la cura delle singole persone che per la salvaguardia del nostro sistema sanitario.”
Dott. Franco Alajmo

A questo link trovate un articolo sul sito di Cittadinanza Attiva:  http://www.cittadinanzattivatoscana.it/2019/03/11/comunicazione-tra-medico-e-paziente-un-punto-di-partenza/

Questo articolo, Esiste una fragilità volontaria?,  la posteriore riflessione di Franco Aajmo, Coord. Assemblea territoriale Toscana.
Ci racconta che alla fine di questo percorso di tre giornate tra  medici di famiglia e cittadini/pazienti sono emersi alcuni punti a comune, che vanno dal concetto che “la sanità siamo noi” all’affermazione che “le cose non vanno ma non si deve stare a lamentarsi e continuare a non agire aspettando un deus ex machina”. Dalla discussione nata con questa ultima affermazione, così frequentemente espressa in tanti differenti contesti del nostro mondo quotidiano, siamo giunti a prospettare il concetto che questo stato di “lamentosità” non propositiva rappresenti uno stato di fragilità volontaria, uno stato di passività negante ogni possibilità di riscatto e di costruzione di un io-attivo-propositivo: una mancanza di speranza e di aspettative, che abbassa le difese dell’individuo, ne riduce gli anticorpi, lo rende inevitabilmente suscettibile di soccombere di fronte a malattie, ingiustizie, soprusi e avversità di ogni tipo, naturali, sociali, economiche e così via. Qui illink all’artico Esiste una fragilità volontaria?

  http://www.cittadinanzattivatoscana.it/2019/04/13/esiste-una-fragilita-volontaria/





P004/2018-2019

  • Completed
Qual'è L'eredità Che Vogliamo Lasciare Alle Prossime Generazioni?

Women's Circle, worshop tenuto nell’ambito del calendario L’EREDITÀ DELLE DONNE OFF - Festival L'Eredità delle Donne a Firenze, diretto da Serena Dandini. Tenuto da Marina Seghetti di ParamitaLab, Maria Cristina Pedretti, pedagogista, e Alessandra Pistillo, consulente di comunicazione.
ITA/ENG


«Il compito del figlio è diventare una poesia, cioè diventare qualcosa che non era previsto dall'Altro, qualcosa di nuovo, una vita differente dalla vita dell'Altro». -Massimo Recalcati

Il Festival L'Eredità delle Donne, attraverso il Women's Circle, worshop tenuto nell’ambito del calendario off, ci ha dato l'opportunità di interrogarci sui bisogni profondi delle donne di oggi. A lavoro e nella vita, esiste una potenzialità sopita in ognuna di noi che spesso ha solo bisogno di uno stimolo per essere risvegliata. Una potenzialità capace di riunificarci e di farci realizzare pienamente in ogni ambito. 

A partire da un dialogo sull’immagine del femminile che ci fornisce la pubblicità, specchio della società, ci siamo confrontati per scavare nel “qui e ora” e contattare il proprio futuro. Farlo venire alla luce è il compito più naturale che possiamo svolgere.

È nel riconoscimento del nostro potere di "con-tenere e lasciar andare", nell’accettazione della nostra "lunatica" mutevolezza, che troviamo la storia della nostra eredità passata. Se facciamo un lavoro su noi stesse per rielaborarla, possiamo generare una nuova “eredità del femminile”, da lasciare come dono al futuro che verrà.L'ereditarietà non è la riproduzione di ciò che è già accaduto. Al contrario, la ripetizione del passato, il suo assorbimento passivo o la sua venerazione, il gioco d'identificazioni che non configurano un'identità all'altezza di conquistare il passato e aprire un futuro, sono modi in cui l'atto di ereditare fallisce. Freud sottolinea che l'eredità è principalmente una decisione del soggetto, un movimento in avanti della "riconquista". L'ereditarietà non è la clonazione, la riproduzione passiva di un modello ideale tracciato dal passato. Per questo motivo, è necessario nascere una seconda volta. Il fatto di essere nati è rompere il guscio, esponendosi alla contingenza.Quando Freud parla dell'eredità come riconquista, vuole evidenziare l'ereditarietà come un rischio aperto e non come un consolidamento di una proprietà già acquisita.Le radici non sigillano, ma devono essere ripresi ogni volta da un movimento verso il futuro.


P003/2018-2019

  • Completed
Awakening Micro Contexts To Resonate In The Macro -Learning Through The Eyes Of The Young

  • ULab Hub Firenze
  • Presencing Institute s-lab
ITA/ENG


** Our polyphonic narration**

Come membro del Core team di questo progetto, qui vi condivido le nostre riflessioni. Si tratta di andare in profondità…Societal transformation Lab 2019 — gennaio-giugno 2019












Il viaggio continua

In un viaggio come quello che è stato l’U.lab-S, che apparentemente vede uno spazio temporale definito, ci si rende conto che il viaggio di apprendimento non termina con il tempo ma continua nell’incontro, confronto, nella riflessione e nella domanda dentro e fuori da sé. Quello spazio- tempo è stato una preziosa opportunità di ascoltarsi, di tollerarsi, di conoscersi, di vedersi, di essere umani. Nella narrazione emerge la diversità e dunque si apprende anche ora, mentre si cerca di narrare ciò che è stato il viaggio. Proprio dalla varietà delle narrazioni ancora si può vedere, si può sentire, ciò che non dobbiamo dimenticare se parliamo di educazione, formazione, crescita, giovani, esseri umani. Ogni uomo ha la sua soggettività: è un universo a sé, multidimensionale, nella cui narrazione vive la sua storia personale, la sua cultura, forma mentis, essenza e provenienza; le sue esperienze, i suoi incontri, le sue riflessioni, in interconnessione costante con altre soggettività, in un brulicare di condivisione continua. 



Ed ecco che nella soggettività e nell’attenzione all’ascolto di tale narrazione si crea già il primo seme del contatto, co-creazione, co-generazione; e con loro, della vitalità, diversità, bellezza e libertà di essere.

Già in questo racconto è evidente la diversità delle voci narranti. E questo è ciò che per noi è importante, che si veda la diversità, che è l’elemento che in questo viaggio più ci ha connotato, permettendo di lavorare sulla tolleranza e sull’ascolto, e di soffermarci sulla comunicazione e relazione nel gruppo, sul vedere prima ciò che sta nel micro per poter produrre cambiamento nel macro, per andare in profondità e lasciar venire ciò che è in risonanza con esso.

Ciò che è dentro è fuori e ciò che fuori è dentro. Ogni viaggio e ogni incontro permette di esperire qualcosa di sé. Be open to be changed first!

Il viaggio continua
In un viaggio come quello che è stato l’U.lab-S, che apparentemente vede uno spazio temporale definito, ci si rende conto che il viaggio di apprendimento non termina con il tempo ma continua nell’incontro, confronto, nella riflessione e nella domanda dentro e fuori da sé. Quello spazio- tempo è stato una preziosa opportunità di ascoltarsi, di tollerarsi, di conoscersi, di vedersi, di essere umani. Nella narrazione emerge la diversità e dunque si apprende anche ora, mentre si cerca di narrare ciò che è stato il viaggio. Proprio dalla varietà delle narrazioni ancora si può vedere, si può sentire, ciò che non dobbiamo dimenticare se parliamo di educazione, formazione, crescita, giovani, esseri umani. Ogni uomo ha la sua soggettività: è un universo a sé, multidimensionale, nella cui narrazione vive la sua storia personale, la sua cultura, forma mentis, essenza e provenienza; le sue esperienze, i suoi incontri, le sue riflessioni, in interconnessione costante con altre soggettività, in un brulicare di condivisione continua. Ed ecco che nella soggettività e nell’attenzione all’ascolto di tale narrazione si crea già il primo seme del contatto, co-creazione, co-generazione; e con loro, della vitalità, diversità, bellezza e libertà di essere.

Già in questo racconto è evidente la diversità delle voci narranti. E questo è ciò che per noi è importante, che si veda la diversità, che è l’elemento che in questo viaggio più ci ha connotato, permettendo di lavorare sulla tolleranza e sull’ascolto, e di soffermarci sulla comunicazione e relazione nel gruppo, sul vedere prima ciò che sta nel micro per poter produrre cambiamento nel macro, per andare in profondità e lasciar venire ciò che è in risonanza con esso.

Ciò che è dentro è fuori e ciò che fuori è dentro. Ogni viaggio e ogni incontro permette di esperire qualcosa di sé. Be open to be changed first!

January-June 2019

Several members of U.lab hub Firenze decided they would like to take part in the educational sector of the societal transformation lab provided by the Presencing Institute. We felt fairly capable (three of the core team had done PFP in Berlin in 2018 and two had done the basic SPT course with Arawana in September). We had experience in teaching, coaching and teacher training. We had set up a web site, organised a hub and accompanied for the second time the edx online course. We had worked on the prototypes emerging from the 2017 session and had expanded our circle. We realized though that we needed some institutional backing if we wished to make changes within the educational system and so we invited the coordinator of the Transdisciplinary Unesco Chair which belongs to Florence University to join us. She is also a member of the Faculty of Education which engages in the training of teachers and we have always thought that teachers were one of the possible levers of change in the system.

We thought we were ready in January but it has taken us six months to really get to know each other as a team — to learn from each other, to be trusting and trusted. We have done the various phases: 3D mapping, sensing journeys and now the 4D mapping which emerged from one of our sensing journeys but we will not prototype until September. The reason we have taken so long is that only now are we really starting to clarify our intention and to involve other interested people. It has taken time but has been a profound journey. Probably it was the sensing journeys that we conducted in small groups that have helped us to move into the worlds of our fellow travellers even before moving into those of the system. We have ploughed the land a little, but still more attention to the soil is necessary if we wish to evolve and be ready for the next u.lab-S in January 2020.

We started from different points in the system. One group journeyed in classes from five different middle schools (12–15) experimenting with SPT on the topic of bullying and cyber-bullying. The teachers of these classes have asked for training in SPT in September. One of the same group facilitated a problem of a disturbed child who threw a chair at a teacher in her daughter’s elementary school. The teacher went to hospital but the problem of how you deal with disability continued and worried the parents.
Another group engaged with the university, interviewing members of the sustainability group of which they were members and with people on the University Board on their sensitivity to the 17 UN sustainable development goals. Here it emerged that the term “sustainability” is variously defined, but some interest emerged on the possibility of involving young researchers and administrators in rewriting the University’s mission in time for the 700th. Anniversary of the University in 2021. We also clarified how sustainability of an institution requires not only recycling properly, energy choices, but also appropriate distribution with companies outside the University and the expanding of the potential of all actors within (from students to lecturers to technical staff). At the same time we examined the possibilities of encouraging genuine round tables of exploration among lecturers which go beyond disciplinary sectors in order to see how a more dialogic approach might work. This may seem obvious but is extremely rare in Italy. We also wanted to find out how they see the university of the future and how their disciplines might evolve in a differently organized curriculum. We wanted to investigate the essence of their discipline in order to see if they could set up material which would allow students to find their own path. In order to do this, we first asked where the lecturers had enjoyed learning experiences in formal and informal contexts and then asked what they considered the essence of their subject to be and how it might transform and be transformed in a rapidly changing world. We have not used SPT yet so we have stayed very much in our heads but at least a dialogue has started and one lecturer is organizing a contract which will include theory U and some student prototyping in the Faculty of Economics. In Pisa University there may also be interest in an introduction to the Theory U in the Robotics Festival for the heads of Department and in the accompaniment of the Edx course for Ph.D students. There is already interest in the Theory U in the REMARC center of Pisa.

Another group interviewed people on the fringes of the official system and received powerful insights into what is lacking. In fact the 4D mapping came from a university lecturer in physics and computing who is doing “after school” classes with immigrants who have recently arrived in Italy in a hostile national context with a Home Secretary who wishes to privilege Italians. This lecturer is responsible for educational innovation in the university and also works in the Education Faculty. He is setting up various MOOCS within the university but also wants to make one for immigrants on how to negotiate Italian bureaucracy. That would be good for all of us (!), but here he concentrates on reading bus tickets, fines, work permits etc. We chose his case because he is worried about the local reception of immigrants and about how to tell a good story of immigrants and of the Italians who do welcome them. He asks what the Home Secretary’s catch phrase “Italians first” really means, because he has discovered a wide variety of Italians who actually open their homes and hearts.

We had a day long session which included meditation, a collective warm up exercise and stucks which led up to the mapping of his case. Some of the people we had met on our journey came too but we feel we need more time to involve others and to set our house in order. It’s also very hot and we are tired even though we can see some seeds that would like to be sown.A Parma si è concluso il percorso per il quale un gruppo di genitori ha fondato una comunità educante chiamata Sotto-Sopra, che da settembre ospiterà suoi figli.

El minotauro y los laberintos

El arte, la literatura, la mitología se detienen con sensibilidad en los misterios que nos habitan. Quiebran los sentidos cristalizados de las teorías.El Minotauro, monstruo feroz y devorador, mitad hombre y mitad toro, vivía encerrado en el Laberinto sinuoso, sin salida; que, irremediablemente, conducía al centro donde rugía el monstruo sediento de sangre.Detengamonos por un momento en el monstruo sediento. Las galerías del laberinto son todas insoportablemente iguales. El Minotauro, mata a sus víctimas, para producir una diferencia; deja los cadáveres por mucho tiempo frente a las galerías, para diferenciar una de otra.Podemos pensar que el Minotauro es un paradigma de la Subjetividad de nuestra época, circulando en medio de sus excesos, en un laberinto todo igual, casi sin marcas? El laberinto supone un espacio y un tiempo uniforme, un espacio de los no lugares, un desierto de lisuras y no de rasgos fuertes. Como el Sujeto de nuestros días caminando, sólo, desafiliado, sin poder detenerse en nada. Y allí donde el sujeto no tiene marcas que le señalen propiciatoriamente el camino, produce marcas mortíferas.En un universo que a veces avanza hacia lo uniforme, ¿radicaría la subversión de los grupos, y por lo tanto la tarea de un facilitador, en una búsqueda de hollar, o sea marcar el camino?

Dislocando lo unico

Teseo sostiene una apuesta: no ofrecerse como víctima a la bestia sedienta.Transforma un laberinto sin salida, de infinitos sacrificios, en un proyecto con otros; transforma un laberinto sin salida en el tejido de nuevos enlaces con otros, que en el mejor de los casos, se tejeran durante el trabajo grupal. Sucesivos recorridos en el vínculo con otros irán permitiendo la inscripción de nuevos caminos que sostengan al sujeto frente a las amenazas superyoicas.Entonces los grupos pueden ser pensados como una alternativa para propiciar un proceso de invención de lo nuevo, en la misma producción de la tarea: lo grupal supone a “otros”; para un trabajo en el que, en sucesivas vueltas, el horizonte de “lo único” como sentido constituido se vaya dislocando: lo grupal supone un viaje de descubrimiento a traves de la tarea. -Dislocar significa desestructurar, desedimentar estratos de sentido. Tiene que ver con la huella, la diferencia, el trazo que articula y delimita a la vez.

El tema de la dignidad es otro problema para el campo de lo grupal

Hoy hay lo que llamaría una pérdida de dignidad subjetiva, y es un tema que un facilitador de grupos no puede soslayar. Santiago Kovadloff llama al Sujeto de nuestro tiempo “analfabeto profundo”. Un sujeto impávido, que hechizado por las últimas innovaciones no se preocupa por los dilemas de fondo, ”por las experiencias cruciales cuyo reconocimiento, infunde dignidad crítica” al sujeto.En un escenario donde la enloquecedora pasión por el consumo de “lo nuevo” convierte lo efímero en un valor, donde el interés en la información supera la formación; en un tiempo de inercia emocional por terror a detenerse y encontrar el profundo misterio que nos habita: en tiempos que prometen despejar cualquier enigma, ciertos dispositivos grupales resultan una alternativa para que algo del encuentro con lo imposible suceda.En la relación con “otro”, como campo del misterio que jamás se terminará de develar, hay un vacío estructural entre el sujeto y los “otros”. Hay algo que no está presente, aún cuando todo está presente. Si fuese posible conocerlo, aprehenderlo entonces ya no sería “otro”.¿Podríamos pensar los grupos como un desafío a soportar el misterio, un espacio estructural potencialmente creativo donde el misterio que habita lo grupal infunda dignidad critica al sujeto?

La actitud del facilitador

Lo grupal es un campo complejo.Sostener la tensión, la paradoja; problematizar los dilemas, sin ahogar las preguntas con respuestas arrasadoras; soportar que no todo es nombrable, y que lo imposible puede funcionar como causa de lo nuevo, es un posicionamiento del facilitador que posibilita algo más fecundo dentro del campo grupal.Pero. ¿Cuántas veces en los grupos, no nos animamos nosotros facilitadores, como Teseo, a entrar al Laberinto? ¿Cuántas veces nos quedamos con el hilo de Ariadna en la mano, dudando atormentados, sin animarnos a asumir el coraje que nos impone el desafio? ¿Y cuántas veces un facilitador se ofrece cómo víctima a la bestia, o lo que es peor aún, como un Minotauro sediento que necesita a quién devorar?Hay una actitud del facilitador en su propia posibilidad de demora, de encuentro con un vacío, que puede o no, posibilitar la producción de una trama grupal como anudamiento de subjetividades.Facilitar un grupo con el misterio, con la diferencia, dependerá del trabajo sobre sí mismo que haya hecho el facilitador. Hay personas que no soportan lo incierto, lo inacabado, porque básicamente no soportan el misterio que le produce su propia presencia.En tiempos de un posible aplanamiento subjetivo, tributario de la globalización, resulta una cuestión ética revisar qué hacemos con la diferencia, pero no con las grandes diferencias sino con los matices, con lo sutil.Sostengo la idea de que nuestra actitud de facilitadores debe ser la de la incomodidad.Dice Heidegger, que en la actualidad los seres humanos huyen del pensamiento. El hombre pretende calcularlo todo, pero se olvida que no todo es calculable. Heidegger propone una actitud de serenidad, o sea preservar el asombro, el misterio.Quienes facilitamos grupos, tendríamos que poder preservar la serenidad. Un facilitador que entiende todo, que cree que puede develar una verdad toda, difícilmente pueda propiciar la producción grupal.

De mitos y preguntas

Los grupos, las instituciones son muchas veces laberintos en los que se labora y se elabora.Entonces: Cuáles son las lógicas de nuestras intervenciones? Cuáles las herramientas que utilizamos? y cuál es la dirección de nuestras operaciones?Hay cuestiones que hacen bullicio adentro, palabras que pugnan por tomar su espacio. Bullicio productivo que si es escuchado, alojado, engendrará seguramente preguntas sustanciosas. Preguntas que rompen los pactos de coexistencia pacífica. Lo grupal puede abrir, en este sentido,el camino a una multiplicidad de lógicas que quebrarían una y otra vez la ilusión del encuentro, como sola adecuación. Y esto es una gran riqueza.¿No será que a veces en nuestra comunidad, “no hacemos como… sino, que imitamos…”, en una relación con la teoría, con los textos, devaluando la cosa, y más bien en un proceso de idealización de las teorías, que las coloca en un lugar de objeto?Estas algunos refelexiones y preguntas que nos posibilitarían, un poco más, ser comunidades de las diferencias, de la traza, de la marca, del estilo, que ayuden al sujeto a no circular sólo, entre galerías infinitas.

Mito dal macro al micro

Al macro corrisponde sempre il micro.Volgendo uno sguardo anche dentro di noi: qual è il labirinto in cui noi stessi spesso siamo chiusi, ciò che Otto Scharmer chiama Downloading, dove vedo il Minotauro in me, Teseo e Arianna? Dove le vittime uccise durante il percorso, quali parti di me? Quale il filo rosso che lega queste tre parti di me e mi indica la vita per uscire dal labirinto da me stesso mantenuto in vita?Come le tre voci interne — Minotauro, Arianna e Teseo — sono le nostre tre componenti da vedere e allineare con cura, delicatezza e attenzione profonda? A ribadire ciò che sopra viene detto “Facilitare un gruppo con il mistero, con la differenza, dipenderà dal lavoro su se stessi che il facilitatore ha fatto”. Guardando l’ombra ed entrando nel labirinto vedendone i mostri è la via per uscirne, recuperando il filo della propria narrazione e lo stesso come facilitatore essere per il gruppo, un narratore aperto ad accogliere ciò che c’è e che aiuta tutte le voci e le parti interne a esprimersi, ed entrare in dialogo, in confronto, in generazione.
Questo per ricordarci che ciò che è dentro è fuori e ciò che fuori è dentro.Ogni viaggio e ogni incontro permette di esperire qualcosa di sé. Be open to be changed first!

Evolution of the Hub Host Community: a Shift from Global to Local



Local needs require local responses. What is happening in the world, to which u.lab is also an answer, is a different story in the UK, Venezuela, Turkey, or the US — just to name a few examples. And in the same natural way as the global Hub Host community emerged, new local initiatives are being born. And it is only the beginning. In this article we meet Marina, Isabella and Alessandra who started the support in Italy.




P002/2018-2019

  • Completed
“The World And I”: A Social Presencing Theater (SPT) Workshop In The Middle School

  • Foreda Toscana
  • Municipality of Figline e Incisa Valdarno
ITA


Context:
This workshop took place within the H@ppynet Plus Project for the Municipality of Figline e Incisa Valdarno organized by For.Ed.A Toscana (the Regional Forum for Adult Education in Tuscany) with the aim of promoting digital education and preventing bullying and cyberbullying. This school year (2018-2019) was the fourth edition of the project and was more complex than in previous years because we wished to go beyond a sterile classification of the roles of bully and victim and to examine human fragility not only as a problem but also as an opportunity for change. Five classes (12 to 14 year olds) and their teachers from three public middle schools in Figline and Incisa Valdarno were involved. Parents were invited too and the conclusion was celebrated with an event open to the general public. Intentional/nonintentional learning was interwoven with formal/informal learning in seminars and workshops in a stereophonic research of sense. The starting point, however, was worrying for three reasons: 1) the fourteen year olds’ experience of Blue Whale, the online suicide game; 2) the instigation in all classes to perform dangerous or compromising actions; 3) their tendency to insult others during online chat. The students’ definition of “bullying” and “cyberbullying” was perfect, so we presumed they knew what they were talking about, whether as bullies, victims and/or spectators . They described their online activity as between 6-8 hours daily. Parents seemed to be present but mostly just as advisors of a defensive line of conduct. This year plural disciplines were involved: the distinction between social media and social network was more precisely defined and fake news, information sources and the metacognitive meaning of language were examined.  We also did activities based on Social Presencing Theater for the first time and organized creative conflict management games.

What I did
I facilitated the workshop “The world and I” where the goal was to work on the group’s awareness of itself and of the context.  This was not at the level of mental recognition but rather of an “ah ah” type of experiential awareness. The workshop was divided into two phases, the first of exploration and the second of prototyping. We worked in the gym and not in the classroom in order to have a space which was less codified and freer of objects. I used eurythmic exercises with a ball for the check-in to soften and ultimately dislodge the pressures of 'habits and must be'.  Then I used the Village (SPT) as an exploration of the field, of the students individually and of their relationship with others. This gave them the opportunity to gain new ways of experiencing the group as a whole, while doing. It was a method to “see with new eyes” and to discover their potential to act in the world. Then they wrote this experience up in a form of constant flow journalling so that they connected the experience of external space with that of their own internal reflective space. Finally I used the Ninja-Go theatre game as an instrument of use scene and space. This was also a way to approach creative ways of conflict resolution. Only with one class did I try out 4D mapping, because they spontaneously moved to the telling their own experiences of bullying, and so I suggested a 4D mapping as a way to further understand the different roles they were presenting, and they agreed. For two months we try to used the same format in each meeting. This allowed us to greet each other, move, engage in journalling and generative dialogue. It was more important to move than to speak. One group of the five had enormous difficulty in being present in their bodies and with themselves, while the curiosity of the other four groups led them to make generative discoveries of new attitudes to “bullying” and “cyberbullying”. This allowed them to develop prototypes, some of which had real systemic vision.

Key learnings
"A seed grows with no sound but a tree falls with huge noise. Destruction has noise, but creation is quiet. This is the power of silence...”  Confucius
  1. Innovation requires an open mind and internal space that can welcome the new:
  2. the container determines the viability of the experience;
  3. flexibility allows the presence of discording elements;
  4. it is not always necessary to “understand everything”;
  5. being part of a social body is not at all obvious;
  6. space “Where” and  modality “how” are two aspects of actions that influence the work of a group;
  7. “internal space” is fundamental to be able to connect with future possibility;
  8. a static vertical teacher-centred approach based on information transfer reinforces the positions one wishes to remove;
  9. didactic resources with a strong impact on the physical senses are no guarantee of evolving the perception of themselves. They risk blocking the activity in “performance” and so create an illusion of “as if”.



P001/2018

  • Completed
Umani Per Resistere - Una Rete Di Accoglienza E Tutoraggio
  • Unani per resistere 
  • Emergency
ITA



Come prepararsi a fare accoglienza e tutoraggio? Le tre relatrici di ieri: Elisa Cesan, Marina Seghetti e Nassira Camara. Una rete di accoglienza che vuole restare umana. Incontro organizzato da Umani per Resistere Sabato 11 Maggio rispondendo alla necessità delle persone iscritte di trovarsi vis a vis per conoscersi e riconoscersi umani nella volontà di dare e ricevere. Dal pensare, al sentire... al coraggio di fare primi passi. È stato bello e anche utile il fatto che ci sia stata una buona partecipazione sia di chi cerca il modo di aiutare sia di chi in questo momento sta cercando supporto. Elisa Cesan ci ha aiutato a cominciare con una coinvolgente presentazione fatta in cerchio dicendo i rispettivi nomi e la motivazione primaria ad essere lì in quel momento. Con musica ci ha invitati prima a camminare salutandoci, poi piano piano ci ha portati a ballare in due, in quattro, in otto per portarci a muoverci tutti insieme. Abbiamo concluso con un gioco per memorizzare i nomi di tutti e una sana risata guidata da Beatrice Gori (yoga della risata). In questo modo si è stabilita una importante connessione emotiva. Da questo primo passaggio è emersa subito una forte condivisione d’intenti. Le parole più comuni sono state: creare relazioni, conoscere, fare, imparare, condividere, aiutare, cominciare e trasformare insieme. Abbiamo condotto la fase successiva invitando a formare gruppi invitando a parlare dalla voce dell’Io e a prestare attenzione a non giudicare, creando le condizioni per un ascolto empatico e un dialogo generativo.

 Concluso questo momento di lavoro in piccoli gruppi tutti i presenti, circa una quarantina, hanno creato un cerchio unico per riportare a tutti quanto emerso. È stato interessante notare come di 8 gruppi solo uno abbia scelto di ascoltare un immigrato, mentre negli altri 7 si sono raccontati degli italiani. Allo stesso tempo nella condivisione plenaria lo spazio è stato preso dal racconto degli enti stessi che hanno organizzato la giornata. Da qui sono emersi dubbi e domande a cui la mediatrice culturale Nassira Camara ha risposto; si è passati in modo fluido alla terza parte del nostro pomeriggio. 

Le principali cose emerse sono:
  • il senso d’impotenza, di solitudine e d’isolamento di chi vuole ma non sa come aiutare e le paure legate ai risvolti legali dell’ospitare persone richiedenti asilo;
  • altre azioni possibili oltre all’accoglienza in famiglia, quali gli accompagnamenti nelle procedure burocratiche perché la presenza di persone italiane spesso cambia molto l’atteggiamento d’istituzioni e di enti oppure i contributi economici;
  • l’impellente necessità di chi ha bisogno di trovare accoglienza e la possibilità che chi la cerca possa accedere alla rete iscrivendosi al sito direttamente o con l’aiuto di qualcuno;
  • l’argomento “lavoro”, infatti molti lo stanno cercando, qualcuno se lo sta creando. Talvolta, quindi, c’è bisogno di aiutare a portare avanti le loro iniziative;
  • l’idea di poter accogliere in gruppo, suddividendo in più persone diversi aspetti dell’aiuto, come il dormire e il seguire di giorno.

Nassira ha concluso raccontando altre usanze e comportamenti derivanti da aspetti culturali e ha indicato che possono essere trovati nell’epica, nelle canzoni e soprattutto nella Charte Du Manden, la costituzione del Mali in 44 punti del 1235. Ha sottolineato quanto sia utile conoscere questi aspetti per capire e interpretare relazioni, dinamiche e comportamenti suscitando l’interesse del gruppo. Con i suoi interventi Nassira ha portato l’attenzione del gruppo sulla dignità e sull’identità di popoli e culture africane al di là dei problemi burocratici e del disagio di coloro che vengono aiutati dando chiavi interpretative che hanno permesso di considerare il disagio stesso in una dimensione più ampia rispetto a questioni pratiche e organizzative. Oltre a tutti gli aspetti pratici dell’aiuto che la rete può fornirgli queste persone hanno bisogno di essere riconosciute nella loro dignità di essere umani e nella loro identità etnica e culturale. Abbiamo quindi avuto conferma di quanto sia importante che queste iniziative ci siano numerose! Che crescano e che le sue maglie diventino sempre più fitte e strette per aiutarsi a superare le paure e le frustrazioni, i sensi d’impotenza e di colpa, per avere la consapevolezza che dietro a ognuno di noi c’è qualcuno che mi può aiutare. Questo è ciò che ha deciso intraprendere Umani per Resistere e pare che sabato si sia fatto un bel primo passo.